Chi mi conosce sa che sono il più garantista dei garantisti. Ma questa vicenda del bonus di 600 euro destinato a sostenere le problematiche causate dall’emergenza Covid chiesto (e pare ottenuto) da cinque parlamentari non è giustificabile in alcuna maniera.

Non è una caccia alle streghe, non è una gogna, non è il tradizionale vezzo italiano di dover a tutti i costi trovare un colpevole da additare. E’ una questione di dignità. E non regge nessuno degli improbabili paraventi utili a cercare di giustificare questo scempio: nè la partecipazione in società con altri soci nè, tantomeno, l’ipotesi della beneficenza, cui non riesco proprio a credere: figurarsi se non l’avrebbero sbandierato ai quattro venti.

Tanto meno riesce a colmare parte dello schifo che ogni italiano prova, il fatto che “le condizioni di accesso al bonus erano sbagliate”. Volete dirmi che se una banca lascia una porta aperta, entrare e prendere soldi sarebbe lecito e la colpa sarebbe della banca? Non scherziamo.

Ad ora, abbiamo saputo che i cinque sarebbero tre leghisti, un pentastellato e un renziano. Ma francamente non è la cosa che interessa. Interessa, invece, che tutti costoro (insieme all’anonimo conduttore televisivo, la cui figura è rimasta ancora marginale) restituiscano il bonus e poi si dimettano immediatamente dal loro incarico. E i nomi ce li devono dire. Non regge la questione della privacy, perchè questi signori sono tutti nostri dipendenti, pagati dai cittadini e noi, come datori di lavoro, abbiamo tutto il sacrosanto diritto di sapere come lavorano ed eventualmente licenziarli.

Ma ora c’è un’altra questione. Se è lecito, anzi doveroso scandalizzarsi per questa vicenda, trovo indecoroso l’assalto alla diligenza partito poco dopo l’esplosione di questo caso. Attenzione a come rilanciano i giornali (uno in particolare): “Sarebbero coinvolti anche oltre 2000 fra consiglieri regionali, consiglieri comunali, sindaci e governatori”. Cito testualmente Open: “Tutti i capi dei gruppi parlamentari interessati dovrebbero prendere l’impegno di espellere chi si trovasse in quella sporca cinquina. Non si può imporre loro le dimissioni da parlamentari, ma l’isolamento sì. E lo stesso discorso vale per i consiglieri regionali e comunali, e ancora di più per sindaci e governatori: tutti sono stipendiati coi soldi che provengono dalle nostre tasse”.

Se la questione consiglieri regionali può trovarmi in parte d’accordo, Mentana e il suo Open si rendono conto della sesquipedale cazzata che dicono quando tirano in ballo sindaci e consiglieri comunali? Fatemi capire. Un consigliere comunale di un paese di 20mila anime che prende qualcosa come 20 euro lordi come gettone di presenza per una 15ina, al massimo, di consigli comunali all’anno e campa con la sua piccola partita Iva deve essere buttato nel calderone e messo alla gogna come un senatore o un deputato? Stiamo scherzando? E questo vale per i consiglieri comunali di tutta Italia e di ogni Comune.

Peggio ancora la questione dei sindaci. Sui quali Open e gli altri non fanno alcun distinguo. Per questi fustigatori della pubblica moralità, un sindaco di un paesello di montagna, magari pure terremotato, che non arriva a 700 euro di indennità e si spacca il sedere 24 ore su 24 e di mestiere fa il rappresentante a partita iva, non avrebbe dovuto richiedere il bonus? Con cosa doveva campare ‘sta gente? Di buone intenzioni? Come al solito, non si riesce mai a trovare una mezza misura: o tutto bianco o tutto nero. Mentre in mezzo ci sono centinaia di sfumature di grigio.

(r.s.)

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